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Chiedere aiuto

La settimana scorsa ho chiesto ai miei contatti di lingua inglese un aiuto sul mio primo video in inglese: la risposta è stata sorprendente, e ho ottenuto molto più di quello che chiedevo. Allora mi sembra il momento giusto per condividere, anche in italiano, qualche minuto di riflessione sull’argomento. Quando è bene chiedere aiuto? Dico la mia in questo breve video.

 

2 Comments

  • Giulia

    Il tema mi sembra interessante, e in gran parte condivido le posizioni sostenute.

    Per me, però, nel momento in cui si tratta di chiedere aiuto, il problema non è solo il fastidio di mostrarmi debole (e in effetti non è uno scoglio da poco), ma anche coinvolgere qualcun altro in una questione che sembra non riguardarlo mai abbastanza. Ho sempre l’impressione che le mie faccende siano un problema mio. In parte sicuramente sono io, che strutturalmente sono portata a una specie di individualismo. Tuttavia, mi viene da pensare che la questione sia anche culturale/sociale.
    Non si cresce imparando a delimitare (e difendere) il proprio spazio, il proprio territorio? Le cose degli altri non ci riguardano, e le nostre cose non riguardano loro.
    Voglio dire, quante volte si ha la sensazione che l’altro, per quanto vicino, a un certo punto abbia li suoi problemi a cui pensare? Che diritto ho io di gravarlo con le mie turbe, soprattutto se non sono a un livello di gravità estremo?
    La cosa vale anche sul lavoro: quando mai ho pensato che i miei colleghi fossero parte (cioè responsabili) quanto me di quello che stavamo facendo? E allora perché disturbarli con le mie manie di perfezionismo o anche semplicemente con le mie incertezze?
    Finché le cose stanno così, non è normale e legittimo che si faccia fatica a chiedere aiuto, e anche semplicemente a confrontarsi? Forse, la situazione cambia solo nel momento in cui si percepisce che la questione riguarda anche l’altro. Che l’altro ha interesse a far sì che quella cosa funzioni/si risolva/migliori.

    Spero che sia chiaro quello che intendo… Come dicevo, il tema mi interessa parecchio, e ho provato a dire la mia 🙂

  • david

    Hai sollevato almeno quattro questioni importanti, mi pare:

    1) l’idea che aiutare possa essere in qualche modo “invadere” lo spazio altrui
    2) il fatto che chi aiuta si assume un “peso” non suo
    3)che dare e chiedere aiuto sia più “normale” se c’è un obiettivo condiviso
    4) che se le mie faccende sono un problema mio devo affrontarle “solo” con le mie risorse

    Sulle prime due questioni va detto che c’è modo e modo di aiutare e chiedere aiuto: il modo a cui faccio riferimento è quello espresso nei Core Protocols (che sono appunto protocolli, cioè semplici regole su come fare alcune attività, tra cui chiedere aiuto :-)), se vuoi trovi qui la versione italiana: http://azure.alzaia.net/?attachment_id=847 e qui quella in inglese http://www.mccarthyshow.com/download-the-core/). In sintesi si può aiutare in maniera non invasiva per sé e gli altri.
    Sulla 3: è vero, chiedere aiuto è più facile se lo si fa all’interno di un gruppo che ha regole condivise. Ma d’altra parte si può ipotizzarlo anche per un gruppo grande come la specie homo sapiens 🙂
    La numero 4: va benissimo utilizzare solo le proprie risorse, ma in quel caso il miglior risultato che posso ottenere è funzione delle mie capacità e spesso invece aspiriamo a risultati che non sono raggiungibili da soli. Allora l’alternativa è tra “usare” gli altri per i propri scopi (sfruttando, manipolando, copiando) o ottenere l’aiuto che ci serve in maniera leale e con l’assenso di chi ci aiuta.
    Chiedere lealmente aiuto significa contemplare la reale possibilità che l’altro possa dire sì o no.
    Il semplice dialogo tra A e B:
    A: “B, vuoi aiutarmi con X?” dove X è la questione/situazione/problema
    B: “Sì” oppure B: “No” fa i conti con il supposto “rischio” di sentirsi dire di no 🙂 Oppure con i pensieri del tipo, se lo chiedo, B mi dice di sì perché è gentile, ma in realtà se non glielo chiedevo era più contento 🙂 Ma se A e B sono d’accordo a trattarsi reciprocamente come persone adulte e responsabili A può accettare che il Sì o il NO di B sono un Sì o un No reali e B può accettare che A accetterà un Sì o un No.
    Se chiedo aiuto e lo ottengo è un vantaggio, se chiedo aiuto e la risposta è un no, non ho perso nulla.
    Ovviamente invece spesso chi chiede aiuto percepisce come rischiosa la possibilità di ricevere un NO, e questa è la parte su cui davvero è necessario lavorare e crescere. Ma il discorso diventa lungo 🙂

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