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Buon Natale ai papà/babbi abbastanza buoni

Oggi, per la prima volta in vent’anni, non ho riaccompagnato mia figlia a casa in macchina.

È venuta con la sua Punto del 2010 ed è ripartita dopo l’apertura dei regali.

Non abbiamo mai vissuto insieme, a parte per le feste comandate, le vacanze e i fine settimana in cui era il mio turno di affidamento condiviso.

Non ha mai abitato abbastanza vicino da vederci tutti i giorni senza dover guidare mezz’ora, ma nemmeno così lontano da dover pianificare un vero viaggio.

Il nostro spazio più costante è sempre stato l’auto, e il contesto quel pezzo di autostrada A4 che fa da tangenziale a Milano.

La macchina è anche il luogo in cui, avrà avuto due anni e mezzo, dal sedile posteriore, mi ha detto per la prima volta “papà ti voglio bene”. Per l’emozione ho rischiato di prendere in pieno il cancello del condominio.

Per almeno dieci anni il protocollo di viaggio prevedeva che io guidassi e raccontassi storie, mentre lei ascoltava seduta sul sedile posteriore. Raccontare per un’ora/ora e mezza un weekend sì e uno no non era una passeggiata, ho raccontato di tutto: le storie che mio padre raccontava a noi figli, storie inventate da me, intere saghe con personaggi improbabili ormai entrati nel nostro personale mito familiare, ma anche personali riduzioni di Odissea e Iliade (prima che i libri di scuola le spoilerassero) o il Colombre, il racconto di Dino Buzzati che preferisco.

L’unica variante concessa al racconti erano le imitazioni o le citazioni di cartoni vari ( ad esempio il ciuchino di Shrek).

Nel viaggio di andata del sabato, per andare a prenderla, ero di ottimo umore, al ritorno da solo, la sera di domenica, triste. Ma i due viaggi in cui Alice chiedeva che raccontassi, erano una lavoro creativo ineludibile, la mia opportunità di cura e carico mentale paterno.

Dopo dieci anni, le storie hanno lasciato il posto alla musica in macchina, la mia e poi la sua, ascoltata in silenzio.

Intorno, sempre la A4, anche nei giorni del COVID, con i corvi che passeggiavano sulla carreggiata e lo scenario post-apocalittico.

Quindi oggi per me è un po’ come se Alice abbia lasciato il nido paterno e sia andata a vivere da sola.

Sono grato per quegli anni e grato per quelli che verranno (fino a quelli, spero, in cui lei racconterà a me, seduto sul sedile posteriore, le sue storie).

Buon Natale a me e a tutti i papà “abbastanza buoni” da starci dentro alle condizioni date.